Mediterranea

BARBARO BARICCO
Chi sono i barbari?

I barbari sono quelli che entrano nel gioco e lo sovvertono, se ne impadroniscono e cominciano a giocarlo con nuove regole, le loro, quelle con cui le vecchie abilità non servono più. Alla profondità sostituiscono la velocità, alla qualità sostituiscono la quantità, all’impegno sostituiscono la curiosità.
La vita del barbaro non comporta la possibilità di concentrazione, di approfondimento: vive di istanti in cui ogni esperienza si mantiene allo stesso livello e ha lo stesso valore. “Innovazione tecnologica, estasi commerciale, valore della spettacolarità, adozione di una lingua moderna, semplificazione, istinto al laicismo che polverizza il sacro in una miriade di intensità più leggere e prosaiche”, questi sono i punti chiave dell’avanzata dei barbari contro la vecchia cultura della fatica, dello studio, della complessità.
Eppure, secondo Baricco, lo sguardo rabbioso con cui gli ultimi epigoni della vecchia civiltà guardano i barbari non coglie né la forza di questa inarrestabile avanzata, né le sue origini, né, forse, le sue profonde ragioni: “Quotidianamente viene ripetuto l'assioma per cui l'uso del passato che fanno i barbari sta a quello che ne fa la civiltà come un hamburger di McDonald's sta a un brasato al Barolo. La gente fa finta di crederci. Ma sotto sotto sa che l'assioma vero è un altro: il passato dei barbari sta a quello della civiltà come mangiare un hamburger di McDonald’s sta a guardare un brasato al Barolo. [...] Sarà probabilmente vero, pensa il barbaro, che il brasato alla Barolo è più buono di questo orrendo hamburger: ma io ho fame qui e adesso, e se devo andare fino nelle Langhe per mangiare quello splendore, io là ci arrivo morto.”
L’avanzata dei barbari è strettamente legata, invece, all’avanzata della democrazia, sia pure in alcuni dei suoi aspetti critici. Nasce da un bisogno profondo di impadronirsi di un mondo che a più di due secoli dalla Rivoluzione Francese, è ancora per troppa parte in mano a ristrette elite.
E poi, l’istinto dei barbari a tenersi in superficie, a rifuggire qualunque ideale superiore, qualunque forma di spiritualità laica, non è forse una risposta inconsapevole agli orrori di due guerre mondiali, nelle quali sfociarono proprio gli alti ideali dell’epoca Romantica? “Al macello delle due guerre mondiali – scrive Baricco - arrivarono, da protagoniste, culture come quella tedesca, francese, inglese, cioè esattamente quelle che avevano coniato la civiltà della profondità e della spiritualità laica: anche senza voler loro attribuire precise responsabilità, non è da deficienti di notare una continuità sconcertante”.
Quello che vediamo crescere nella nostra società non è, forse, un tumore, ma una pinna che aiuterà i nuovi uomini a nuotare in nuovi mondi.
Al bivio tra vecchio e nuovo mondo, le gigionerie e il tono spesso paternalistico di Baricco lo denunciano come membro dell’ancien regime, mentre il suo stile semplice e  accattivante rappresentano la più chiara rivelazione di quanto lui stesso – e lo ammette – si è già lasciato contaminare dai modi e dagli strumenti dei barbari stessi.

Marta Baiocchi

I barbari. Saggio sulla mutazione
Titolo originale
I barbari. Saggio sulla mutazione
Autore
Alessandro Baricco
Edizioni

Feltrinelli

Pagine
213
EAN
9788807720246
Prezzo di copertina:
Euro 7,50
Descrizione:
"Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. I barbari, eccoli qua. Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è. Ma quel che c'è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna." (Alessandro Baricco)

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