Mediterranea

"the first cut is the deepest"

Mille piccole ferite, nessuna letale piuttosto un dolore fisso che diventa parte di se', un'abitudine quasi come portare gli occhiali o mettere l'orologio al polso.
"Il primo taglio è il più profondo" cantava Cat Stevens, ed è terribilmente vero. Silvia Levenson, artista di origine argentina giunta in Italia nel 1981, scava a ritroso nella sua infanzia, si autoinfligge nuovamente le ferite oggi piccole, ma allora brucianti. Lascia la rappresentazione silenziosa degli oggetti simbolici che la hanno caratterizzata e ne enfatizza la corporeità.
Ci guarda bambina dalle grandi foto in bianco e nero, la memoria appunto, sulle quali sono appuntati come gioielli lamette, chiodi, filo spinato, vetri affilati.
In ”Vestido” la piccola è in braccio alla madre, ma il vestito è irto di lamette, la sottana è un guscio di piastrelle di vetro. "Tutte al Mare!" con la sorellina Bibi sulla spiaggia, ma le infradito sono di filo spinato. Ed è ancora con Bibi in ”Piccole Cenerentole a Plaza de Mayo”, mentre giocano nella piazza che la vedrà lottare negli anni della dittatura militare.

Come un marchio impresso nella memoria le scarpine vitree da bimba tempestate da chiodi sono un elemento totemico e disturbante. Le scarpine comprate per durare tutto l'anno e che immancabilmente si consumavano, i chiodini della tomaia che iniziano a pungere e quel dolore ai piedi con cui convivere. Una memoria comune che diventa espressione artistica e un vissuto quotidiano che si riflette e amplifica le tragedie di un popolo che ha versato un tributo di sangue fortissimo aull'altare di "chi obbedisce senza pensare".

Claudia Patruno

Roma
GALLERIA TRAGHETTO

viale Regina Margherita 158

SILVIA LEVENSON
Piccole Cenerentole a Plaza de Majo

dal 23 novembre 2006 al 27 gennaio 2007

Tel. 06/64780772
www.galleriatraghetto.it


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ROMA CULTURA Mensile di Immagini, Suoni e Scritture
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