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Pirro Ligorio
LIBRI DELLE MEDAGLIE DA CESARE A MARCO AURELIO COMMODO
Con saggio introduttivo di Patrizia Serafin Petrillo
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Catastrofi, che passione!

Se comete-killer o asteroidi impazziti non faranno scempio di noi come bersagli da luna-park, se non arrostiremo in un immane "barbecue" da megaeruzioni solari o annientati da interstellari raggi-gamma, se non ghiacceremo inglobati nei nevai di prossime glaciazioni... bé, forse ci toccherà morire di noia tramortiti dalla serie infinita (prevalentemente di produzione americana) degli immancabili film-catastrofe!

Pare che negli “States” il genere sia richiestissimo, magari iettatorio e di malaugurio nel resto del mondo, ma invece laggiù, nella felice terra della democrazia e delle opportunità il cittadino medio soffre i piaceri e i dolori di una autocastrazione da futuro incerto e tenebroso.

Ebbene, è così: nella terra dell'ottimismo a tutti i costi, degli inevitabili "Happy end", degli ingenui e zuccherosi idealisti, dei don Chisciotte in jeans lancia in resta contro i cattivi e dai solidi bilanci comunque in attivo, proprio laggiù, per imperscrutabili labirinti di autopunizione e di indecifrabili paure chissà da quanto sopite, il felice popolo dei liberatori, dei rudi e leali cow-boys, dei coraggiosi astronauti, è diventato un popolo di annichiliti spettatori che si crogiola e si fustiga nell'attesa del fatale, apocalittico sterminio! La serie dei film è praticamente infinita, un esercito di sadici sceneggiatori ogni giorno ne sfornano uno per l'orgia spettacolare di un ormai imbarazzante masochismo: se non è il pianeta che sbrocca da sé è un dannato asteroide che ci punta, se non è un'invasione di crudelissimi alieni è un nuovo diluvio universale o magari una schifosa epidemia incontrollabile...

Ma da chi o da che cosa questo ex-felice paese vuole punirsi? Perché invoca continuamente quasi con lascivia la terribile scimitarra divina?... Forse per antiche sopraffazioni e ingiustizie perpetrate sempre in nome dell'equivoca libertà? Forse pr delitti e oscure trame nascosti sotto il tappeto? O non è una specie di catastrofica liberazione invocata dalla corrotta metropoli-gomorra dove di tutto si fa merce in nome del fondamentale profitto?... E se fosse ormai un incubo ricorrente per esorcizzare l'orrore di un indimenticabile 11 Settembre? Certe ferite sono indelebili e lasciano strascichi che è difficile superare. Penso ai reduci dei campi di sterminio che non riuscirono a dimenticare e a ritornare a una vita serena (qualcuno si è suicidato), penso agli incubi dei giapponesi dopo Hiroshima e alla loro filmografia postbellica popolata di mostri orrendi. Penso anche ai disadattati reduci del Vietnam coi loro fantasmi e i loro rimorsi.

Ogni ferita lascia una cicatrice più o meno dolorosa... Ma l'alluvione, l'onda anomala dei film-catastrofe è ormai nell'ordine della quotidianità, della routine, quasi una frenesia compulsiva, irrefrenabile.

Francamente, senza voler rubare il mestiere e le necessarie diagnosi agli agguerriti psicologi, noialtri della vecchia Europa (ahimé...quanto carichi di ferite e rimorsi secolari!) ci rifiutiamo decisamente alla guercia e iettatoria manìa di chi ci perseguita con l'implacabile: “Ricordati fratello che devi morire”. Sì, lo sappiamo bene, ed è per questo che amiamo tenacemente la vita, magari non ricambiati, nonostante tutto, senza volerla inquinare con tetre e punitive autoinquisizioni, abbiamo imparato ad amarla giorno per giorno, fino all'ultimo respiro!

Luigi M. Bruno
aprile 2015

 

 

 

 

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