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PORTAMI TANTE ROSE

Siamo a Roma, in una zona forse vicina al Collegio Romano. Tenera Valse (così si fa chiamare), viene dal Sud, è grintosa e inquieta, ed ha abbandonato una cattedra di latino e greco in un noto liceo romano per fare la libera professionista del sesso. A voler fare i filosofi, è la metafora perfetta di una borghesia italiana che da classe dirigente si è fatta ceto medio, rinunciando alla sua funzione storica e ricercando ormai il solo benessere: invece di educare i giovani, la prof sfrutta infatti le debolezze degli adulti. Ma che lei sia una donna colta si vede dalle citazioni: Erodoto, Fassbinder, Bunuel, Kierkegaard, Virginia Woolf, gli artisti Luigi Ontani e Piero Manzoni. La scuola l’ha mollata per mancanza di motivazioni e col mestiere guadagna cento volte tanto, quindi il libro descrive in realtà due mondi, quello della scuola pubblica italiana e quello del mercato del sesso. Il primo è dipinto in modo disincantato, ma poco aggiunge a quanto si sapeva. Più interessante l’altro mondo, popolato da uomini e anche donne di ogni tipo, ma comunque di ceto medio e alto. Dei clienti si descrivono abitudini, prestazioni, fantasie e ossessioni. Per fortuna l’autrice non si definisce escort e non giudica i clienti. Però li descrive proprio bene. Ne viene fuori un campionario di professionisti, impiegati, padri di famiglia, scambisti, feticisti, stalloni, maniaci sessuali o normalissimi maschi italiani. Ma a ben guardare, tutti quanti si riducono in tre categorie precise.
La prima è formata da esseri elementari, maschi che non vanno oltre l’esigenza di uno sfogo fisico, sullo stesso piano della palestra, oppure – figli del loro tempo - consumano sesso come la birra a Campo de’ Fiori. La seconda categoria è formata invece dagli uomini di potere, delle cui abitudini sessuali sappiamo ormai tutto. Arroganti o insicuri, fanno comunque parte della Casta, e qui c’è poco da aggiungere a quanto ormai si sa dai giornali. La terza categoria merita invece qualche riga. Forse la più numerosa, è formata da chi non è riuscito ad integrare la propria libido in un sistema coerente e lineare, col risultato di incanalare la propria sessualità non in modo armonico, ma per vie complicate e regressive, bizzarre, insolite, spesso violente, in più fortemente legate a rituali di ogni tipo, ma per la maggior parte sadomaso. I sogni sono incubi pieni di fantasmi e le fantasie diventano realtà in un contesto molto scenografico, dal repertorio illimitato. Dell’integrazione tra il fisico e il simbolico si occupò a lungo Karl Gustav Jung, affascinato dal fatto che un atto fisiologico e ripetitivo, per il quale siamo per natura programmati, potesse trasformarsi in una stupenda creazione culturale umana. Ma chi per vari motivi non ci riesce – motivi legati all’educazione, alla religione o all’esperienza infantile – alla fine scivola inevitabilmente nel Noir. L’autrice è una donna colta e quindi vi riflette spesso, forte anche della sua cultura classica e delle sue origine meridionali, intrise di ritualità. Da bambina è passata anche per una serie di esperienze scabrose ma in apparenza non traumatiche. Da grande, la sua sottomissione completa diventa per lei una forma di libertà assoluta in quanto volontaria. La sua è una scelta di libertà assoluta, e se l’amore è esclusivo, il sesso sembra invece vada condiviso, amplificato. C’è una scena in cui si sviluppa collettivamente una sorta di energia primordiale, pagana. Mi si permetta a questo punto di evocare La sagra di primavera di Igor Stravinskij.

dicembre 2011
Marco Pasquali

Portami tante rose
autrice Tenera Valse
Cooper, 2011
230 pag.
13,50 euro

 


 

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